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Archivio di febbraio 2012

Dimagrimento localizzato

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Torno di nuovo a stuzzicare il fattore “pancia”.

Come ho detto anche nel mio articolo precedente sugli addominali e i falsi miti che li circondano, la riduzione dell’adipe sull’addome è una delle richieste più gettonate quando chiedo quali siano i punti critici a un soggetto che desidera dimagrire.

Una delle novità più interessanti per chi ha intenzione di ridurre il giro vita che ci ha portato la fine del 2011 è senza dubbio il sistema Slim Belly.

Non mi dilungherò molto sulle specifiche tecniche dell’apparecchio in se, preferisco limitarmi a dare una breve di cosa sia e come funziona:

Il sistema brevettato Slim Belly si compone di una cintura collegata a un impianto di pompaggio che tramite iniezione e svuotamento dell’aria all’interno della fascia consente di ottenere una stimolazione del tessuto a contatto con essa.

Questa presso terapia attivata durante l’attività cardiovascolare su treadmill, bike, ellittico ecc. (comprensibilmente il tipo di attrezzi che meglio si prestano a supportare un impianto esterno da usare durante l’attività) stimola la circolazione sanguigna nella zona addominale con conseguente miglioramento del consumo di ossigeno agendo a livello cellulare come ad esempio sui mitocondri (la cui funzione è quella di estrarre energia dai substrati dell’organismo e non meno importante il loro intervento nella termogenesi e nella sintesi del colesterolo).

Un’idea molto simile concettualmente la si utilizza nei protocolli di “spot reduction” in sala fitness ma questi, a differenza dell’intervento di apparecchi esterni, hanno un risultato praticamente impercettibile.

Sto allenando con successo tanti soggetti grazie a questo apparecchio e le prime conferme sulla sua efficacia ho avuto modo di vederle di persona raccogliendo i dati per la ricerca su un campione di centinaia di soggetti che per 4 settimane si sono allenate (altre stanno proseguendo il percorso di raccolta dati tutt’ora) con Slim Belly consentendoci di raccogliere dati numerici e fotografici.

40′ totali di lavoro aerobico alternando postazioni diverse su 3 allenamenti settimanali, un diario alimentare dove i soggetti indicano come si stanno alimentando quotidianamente e ovviamente tanta buona volontà e costanza.

I risultati in un mese di lavoro sono stati veramente soddisfacenti, alcuni soggetti in questo breve lasso di tempo hanno addirittura varcato la soglia degli 8cm di giro vita e tutt’ora stiamo continuando a sfornare successi.
Rarissimi i casi che non hanno ottenuto risultati per lo più legati a problemi di natura patologica (assunzione di alcuni tipi di farmaci per esempio) o più semplicemente un alimentazione tutt’altro che corretta (dopotutto NON è la macchina dei miracoli, questo sia ben chiaro).

In definitiva il dimagrimento localizzato è a tutti gli effetti qualcosa di più che realizzabile, concreto e tangibile.

In rete ho letto opinioni varie su questo sistema, qualcuno l’addita come l’ennesima bufala, affermazioni tutt’altro che suffragate da prove tangibili circa la possibile inefficacia del metodo e frutto per lo più dello scetticismo, una scarsa ampiezza di vedute e dell’ignoranza.

Chi parla di “panciera”, immagino riferendosi a quelle delle televendite o del supermercato in neoprene, beh mi spiace ma sono totalmente fuori strada.
Sicuramente la sudorazione aumenta a livello locale ma l’impianto basa la sua efficacia sulla stimolazione dei tessuti tramite la pressione (ne ho parlato già a inizio articolo).

“Se vuoi dimagrire devi faticare” e sono d’accordissimo! L’impianto da risultato se usato durante l’attività fisica infatti altrimenti non ha nessun impatto sul corpo se non un po’ di pressione.

In fase di sperimentazione i gruppi di controllo (equipaggiati di impianto e senza) hanno condiviso le stesse attività fisiche e lo stesso stile di vita compresa l’alimentazione: Il risultato in termine di perdita di peso è risultato omogeneo in ambedue i gruppi con la differenza che quello con l’impianto aveva ridotto sensibilmente il giro vita mentre l’altro aveva ottenuto il classico dimagrimento generale conservando misure più abbondanti nella fascia addominale.

Detto in parole più semplici il sistema prevede l’unione di:

- Alimentazione bilanciata
- Allenamento
- Impianto

La sinergia di questi elementi inciderà sul risultato finale così come per tutte le forme di allenamento.

La trovo un’ottima soluzione anche solo per integrare il lavoro aerobico con un’azione mirata in modo da dare il meglio su una zona spesso critica: se il tuo piano di allenamento prevede comunque del lavoro aerobico tanto vale migliorarne l’efficacia.

Nella zona del Valdarno potete richiedere informazioni sul sistema Slim Belly presso la Polisportiva Salus di Terranuova Bracciolini.

Dieta, questa sconosciuta



Quando si parla di dieta è luogo comune associare questa parola alla privazione, al privarsi di qualcosa e per questo assume una forma che tende a dare un’immagine negativa piuttosto che positiva.

In realtà parlando di dieta ci si riferisce in maniera più generale a quella che è l’alimentazione mirata e calibrata per soddisfare l’esigenza di una persona secondo l’obiettivo che questa si è prefissato: tono, benessere generale, dimagrimento, ipertrofia, prestazione atletica e così via.

In termini spiccioli non si tratta altro che di una selezione di alimenti i cui nutrienti saranno dosati e combinati nel modo migliore in base al obiettivo prefissato.

Questi nutrienti sono suddivisi in macro e micro nutrienti (o elementi)

MACRONUTRIENTI

A questa categoria appartengono
• proteine
• carboidrati
• grassi (lipidi)
• acqua (che ha un apporto calorico pari a 0)

MICRONUTRIENTI

• vitamine
• minerali
• oligoelementi

Proteine
Seconde solo all’acqua nel costituire parte della composizione del corpo, le proteine sono i mattoni che costituiscono il muscolo scheletrico.
Oltre a questa funzione plastica costituiscono anche il componente fondamentale di diversi tessuti, ricoprono il ruolo di trasportatrici di sostanze nel plasma e costituiscono una preziosa riserva per sintetizzare zuccheri quando questi sono carenti durante sforzi intensi.
Le proteine per essere assimilate vantano un’azione sul metabolismo (azione dinamico specifica: dispendio energetico per digerire e assimilare un certo elemento) pari al 30% contro il 10% dei carboidrati e il 4% dei lipidi.

Carboidrati

Costituiscono la fonte energetica primaria e più immediata del nostro corpo.
Quando sono assunti in forma troppo ridotta il nostro organismo si precipiterà a distruggere proteine per ricavarne zuccheri, ecco quindi la loro importanza nel “risparmio” delle proteine per prevenire la catabolisi del tessuto muscolare.

Oltre a costituire un fondamentale strato energetico per il sistema nervoso centrale i carboidrati costituiscono l’innesco per bruciare i grassi.

Negli ultimi anni stiamo uscendo (per fortuna, meglio tardi che mai) da quella fase dove si tendeva a ridurre se non a eliminare quasi del tutto questo nutriente per porre l’occhio su un fattore ancora più importante della semplice distribuzione dei carboidrati: l’indice glicemico.


Quest’ultimo indica la risposta dell’insulina (ormone liposintetico e ipoglicemizzante) all’ingestione di zuccheri.


Alimenti con indice glicemico alto portano a un intervento maggiore dell’insulina per contrastare l’aumento glicemico, portando l’accumulo degli zuccheri in eccesso negli adipociti rendendo più facile l’accumulo di grasso.
Il brusco abbassamento della glicemia allo stesso tempo agirà sul senso di fame incrementandolo.

Lipidi

Riserva energetica importantissima, indispensabili per il trasporto di alcune vitamine (A,D,E,K).

Molto spesso demonizzati, ma come ogni macroelemento hanno un ruolo fondamentale e al nostro organismo non devono mancare (vedi funzione di trasporto vitaminico ad esempio) piuttosto preferirne la forma insatura: gli olii.

Questa tipologia infatti favorisce la sintesi del colesterolo HDL (colesterolo “buono”) che ha la funzione di contrasto di quello LDL.

Svolgono importante funzione plastica per la costruzione, mantenimento e funzionamento della membrana cellulare.
Nei soggetti ectomorfi che svolgono allenamento pesistico costituiscono un elemento essenziale per l’accrerscimento muscolare
Da questa breve panoramica si evince l’importanza di un buon bilanciamento di ognuno di questi elementi.
Quando si parla di dieta la componente mentale la fa da padrone almeno quanto quella fisiologica.
Pertanto per riuscire a portare a termine un programma dietetico consiglio di non essere eccessivamente vincolati alla bilancia se non in una fase iniziale dove alleniamo l’occhio e prendere in cosiderazione un giorno di libertà a settimana.
Il metabolismo difficilmente subirà scompenso in un solo giorno a fronte di 6 giorni in cui siamo stati disciplinati.

Anche solo impostare delle piccole “tappe” con obiettivi reali e relativamente facili sarà un ottimo stimolo, così come il non affidarsi solo e unicamente alla bilancia ma piuttosto a un’analisi antropometrica che dia un’indicazione più precisa sulla composizione corporea (ad esempio la bioimpedenziometria).

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