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Come mi sto allenando?

Preferisco saltare a piedi pari l’attacco indiscriminato verso canoni ormai antiquati dei quali alcuni nemmeno sufragati da prove tecniche o scientifiche che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo.

Capita spesso di vedere persone che affronatano allenamenti intensissimi per ore. Sono sicuramente da ammirare perché mossi dalla voglia di raggiungere il proprio traguardo e per la carica di entusiasmo che convogliano nella loro seduta di allenamento ma allo stesso tempo questa spinta finisce per svanire nel giro di poco quando si vede che la progressione non è poi così evidente in proporzione al tempo speso e l’energie impiegate. Una delle conseguenze più dirette di qtutto questo nella maggior parte dei casi è l’accantonare tutto a partire dall’idea della rimessa in forma.

La cosa migliore da fare per non incappare in questo problema è analizzare il proprio modo di allenarsi a partire dal tempo che si impiega in allenamento. In poche parole ottimizzare il proprio workout.

Partiamo dal presupposto che l’aumento della prestazione muscolare  così come delle relative capacità condizionali (esplosività, resistenza ecc.) aumenta se lo stimolo vine intensificato nel progredire dell’allenamento.

Cercando di non focalizzarsi troppo a lungo su tutto quello che ruota intorno a questo concetto posso semplificare facendo presente che un allenamento spezza l’equilibrio “normale” dell’organismo e quindi porterà a delle compensazioni atte a riportare questo equilibrio alla normalità.


Il corpo si prepara così ad affrontare uno squilibrio maggiore, le strutture si rigenerano comprese le capacità fisiche che saranno leggermente superiori alle precedenti in modo da fronteggiare un nuovo “attacco”.
L’allenamento scellerato, ossessivo  e continuo non rispetta questo processo porta soltanto a un affaticamento crescente che è solamente controproducente.

Si deve tenere conto degli equilibri ormonali, in modo particolare testosterone e cortisolo.
Il primo concorre alla crescita muscolare, mentre il secondo concorre alla distruzione del tessuto muscolare e tende ad aumentare notevolmente sotto stress (ad esempio un allenamento che supera i 90′).
Riposo adeguato e un workout che va dai 40′ a un max di 80′ consentono di tenere i livelli di questi due ormoni piuttosto equilibrati.

Altro mito da sfatare è quello dei classici “40′ di tappeto al 65% della propria frequenza cardiaca”.
Fortunatamente sempre di più nei centri fitness si è iniziato a prendere in considerazione il lavoro in circuito magari ad alto impatto e che punti a un lavoro funzionale con relativo aumento del consumo di ossigeno e della qualità muscolare.
Si deve prestare un occhio di riguardo anche all’uso di questi in quanto l’allenamento dovrà essere calibrato in base alle capacità e caratteristiche del soggetto.

Altro fattore da non tralasciare sarà quello dell’alimentazione.
Si sente parlare di drastiche riduzioni minime dei carboidrati come Santo Graal del dimagrimento e  della definizione ma non viene tenuto conto del fatto che:

  1. I carboidrati vengono utilizzati in larga misura se c’è un incremento dell’intensità del lavoro motorio in relazione all’attività giornaliera
  2. L’ossidazione dei grassi avviene e cresce  man mano che i carboidrati vengono usati per l’intensificarsi dell’attività.
  3. I grassi vengono prevalentemente bruciati nella fase di compensazione quando si deve riequilibrare i processi scompensati dall’attività motoria

Cerchiamo sempre di divincolarci dai preconcetti e le leggende che ruotano intorno a questo tipo di attività e cerchiamo l’allenamento più funzionale in linea con un giusto equilibrio nutrizionale e di riposo.

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